In prossimità di San Domenico Maggiore, nel cuore di Napoli vecchia, sorge il Museo di San Severo. Qui ogni anno si recano molti turisti per visitare il famosissimo Cristo Velato, ma la cappella custodisce un’altra notevole attrazione: le macchine anatomiche di San Severo. Si tratta di due modelli anatomici con tanto di apparato circolatorio che risalgono al XVIII secolo. Le macchine presentano come base due scheletri umani di un uomo e di una donna. La rete dei vasi sanguigni è invece artificiale, ma la sua realizzazione è stata così perfetta che per secoli è stata ritenuta reale.

La storia delle macchine anatomiche

La realizzazione delle macchine anatomiche fu commissionata da Raimondo di Sangro, principe di San Severo, all’anatomista palermitano Giuseppe Salerno verso il 1763. Fino agli ultimi decenni del XX secolo era esposta una terza macchina, il corpo di un feto riportante ancora la placenta che fu rubata. I due corpi furono trasferiti nella Cavea della Cappella dopo la morte di Raimondo. Una leggenda popolare racconta che il principe di San Severo fosse una figura oscura che si dilettava in misteriosi ed inquietanti esperimenti d’alchimia. Sembra che per la realizzazione delle due macchine anatomiche Raimondo avesse usato come cavie umane due servi, iniettando nel loro corpo un liquido a base di mercurio capace di trasformare il sangue in metallo conservando così l’intero apparato circolatorio. La leggenda però è destinata a restare tale poiché recenti studi, pur confermando che gli scheletri erano umani, hanno evidenziato che il sistema circolatorio in realtà è un intricato mix di cera colata, fili metallici e fibre di seta magistralmente lavorate.

La figura di Giuseppe Salerno

Giuseppe Salerno era un medico nato nel 1728 a Palermo che si dilettava nella riproduzione di apparati umani. Nel 1756 il medico mostrò uno scheletro molto elaborato che riportava l’intera rete di vasi sanguigni e 261 ossa. Alla mostra era presente anche Francesco Buonocore, medico ordinario di re Carlo che rimase molto impressionato. Alla notizia Carlo ne ordinò il trasferimento a Napoli per esporlo pubblicamente in un consesso, a cui partecipò anche Raimondo che ne rimase così stupito da voler conoscere l’autore di quell’opera. Il principe decise di acquistare da Giuseppe Salerno l’opera e gli diede un alloggio stabile nella sua dimora per proseguire i suoi esperimenti anatomici e realizzare l’altra macchina anatomica. Nonostante tutto Giuseppe Salerno non fu profeta in patria poiché fu accusato dal suo popolo di non aver lasciato quella splendida opera in Sicilia. L’astio della sua gente e la predominanza della figura oscura del principe di San Severo gettarono Salerno in una profonda depressione che lo portò alla morte.

L’alchimia nel Museo di San Severo

La figura del principe di San Severo ancora oggi è ammantata da mistero e da oscure leggende. Raimondo era noto per la sua passione per l’alchimia e gli esperimenti, infatti il mecenate aveva inventato macchine capaci di camminare sull’acqua e sulla terra ferma ed altre diavolerie. Massone, alchimista, poliglotta, magnate, inventore, genio: sono tanti gli appellativi dati a questa figura che in un modo o nell’altro ha lasciato il segno. Si racconta che dal suo laboratorio in prossimità della cappella si scorgessero misteriosi lampi di una bagliore molto innaturale, frutto secondo le leggende di atroci ed indicibili esperimenti. Come detto precedentemente la leggenda più inquietante riguarda le macchine anatomiche ricavate da due corpi umani. Le storie più terribili raccontano che il principe con la pelle dei due malcapitati, tramite raccapriccianti esperimenti di alchimia, avesse realizzato sedie, lampade e poltrone.

Come visitare le macchine anatomiche

Per arrivare al Museo bisogna arrivare a Piazza San Domenico Maggiore, imboccare Vico San Domenico Maggiore e poi spuntare su Francesco De Santis dove c’è anche la biglietteria. Il Museo è aperto dalle 9:30 alle 18:30, mentre nei giorni festivi chiude alle 14:00. Il martedì è chiuso ma ci sono alcuni giorni di apertura straordinaria come il Lunedì in albis dalle 10:00 alle 21:00 e l’Immacolata (8 dicembre) dalle 10:00 alle 19:00. Il costo di ingresso è 7 euro per gli adulti, 5 euro per ragazzi da 10 a 25 anni e gratuito per i minori di 10 anni. I possessori di Artecard e Convenzione Alitalia pagano solo 5 euro.