Buona la prima, per Kyle Thompson, giovanissimo fotografo americano, in mostra dal 28 Marzo al 4 Giugno 2018 nelle stanze della Reggia di Caserta.
“Open Stage” è la sua prima mostra in Italia, un viaggio introspettivo, un percorso studiato e costruito al fine di trasmettere forti emozioni e sensazioni contrastanti.
Con nostra grande sorpresa, scopriamo che Kyle non ha seguito alcuna scuola, è un brillante autodidatta, che con grande abilità ha strutturato un proprio stile creativo e sviluppato un suo percorso tecnico.
“Open Stage” è una raccolta di fotografie del 2018, scattate nelle zone limitrofe di Portland, la città in cui vive. L’intento del fotografo è far riflettere ed interessare lo spettatore alle tematiche ambientali, rielaborando ed illustrando il difficilissimo rapporto tra natura e spazio urbano.
L’intento è quello di mostrare non solo come la città tende a trasformare la natura, ma anche come alcune piccole porzioni di natura riescono a resistere al fenomeno dell’urbanizzazione ed a restare immutate.

“Cerco degli ampi spazi naturali per creare le mie messe in scena – ci spiega Thompson – e mostrare come resistono al fenomeno dell’urbanizzazione”.

La sua è un’operazione rischiosa, non sempre la natura ritratta appare bella e rassicurante, ma piuttosto si tinge di un alone di mistero, si presenta cupa e rarefatta.

“Osservando queste fotografie, è giusto chiedersi da dove nasce il bisogno dell’artista di essere presente in alcune foto, in particolare in quelle più grandi; mentre in quelle più piccole no?”
“Kyle considera – ci spiega Gabriela Galanti, curatrice della mostra fotografica – i suoi autoritratti come delle performance unitarie, mentre invece gli altri sono ritratti della natura”.

La mostra, infatti, presenta immagini di diverse dimensioni.
L’attenzione dello spettatore è catturata dalla magia degli autoritratti dell’artista, raffigurati sempre in immagini di grandi dimensioni, mentre le immagini più piccole hanno lo scopo di rompere quella magica illusione, mostrando il vero ambiente in cui questa natura è immersa.

“Perchè questa grande presenza di acqua? È forse, similmente al liquido amniotico, richiamo e un ritorno alla natura vera?”
“È un’interpretazione interessante – ci sorride Thompson – ma in realtà l’acqua è un mezzo che uso per separare gli spazi, per dividere quello che voglio mostrare da ciò che voglio nascondere…e poi anche perché c’è davvero un sacco di acqua a Portland !”.

Per Percorsi, confrontarsi con un giovanissimo talento si è trattata di un esperienza unica e costruttiva. Cogliamo l’occasione per invitare tutti i nostri associati a questa particolarissima mostra.

Articolo di Ambra Mugnano

Foto di Gulliermo Ferrajolo – Photography